Costiera Amalfitana
 
 
 
Figura 5.6
     
 
 
Numerose, sono le leggende circa la fondazione della città: ad ogni modo tutte hanno in comune l’origine romana. Ciò è dimostrato anche dai rinvenimenti di resti archeologici di età imperiale, tra i quali il ninfeo di una villa probabilmente edificata ai tempi dell’imperatore Tiberio. A seguito delle incursioni germaniche del V secolo d.C. molti profughi romani delle città campane ormai preda delle orde barbariche si rifugiarono sui Monti Lattari e, dopo breve tempo, diedero maggiore impulso al piccolo villaggio di Amalfi, trasformandolo in una città, che era già sede vescovile nell’anno 596. Amalfi e il territorio della Costiera appartennero, sino alla prima parte del IX secolo, al ducato romanico-bizantino di Napoli, dal quale si staccarono definitivamente il 1 Settembre 839, dando luogo ad una repubblica autonoma. Questa repubblica, costituitasi per meglio difendere i commerci marittimi di Amalfi dagli attacchi dei Longobardi di Benevento, fu governata dapprima dai Conti eletti annualmente, poi dai Prefetti ed infine dai Duchi, che la trasformarono in una sorta di monarchia ducale.
Sin dall’VIII secolo gli Amalfitani si erano insediati nei principali centri portuali del Mediterraneo in “colonie virtuali”, costituite da abitazioni, botteghe, fondachi, chiese, monasteri, ospedali, che si amministravano mediante le leggi della madrepatria. Il ruolo di Amalfi nella politica mediterranea medioevale fu di mediazione tra civiltà tra loro diametralmente contrapposte, quali l’araba, la bizantina, l’occidente romanico-germanico. Il commercio di Amalfi medievale si svolgeva seguendo un ciclo triangolare, che aveva quali vertici l’Italia, l’Africa settentrionale araba e l’Impero di Bisanzio. Le navi di Amalfi salpavano cariche di legname alla volta dei centri arabi della costa africana; così gli Amalfitani vendevano la legna in cambio di oro. In una seconda fase si recavano lungo la costa Siro-Palestinese ed a Bisanzio, dove acquistavano spezie, pietre preziose, stoffe pregiate, oggetti di oreficeria, che in una terza fase rivendevano in gran parte dell’Italia, spingendosi sino a Ravenna e di lì
, navigando il Po, addirittura a Pavia. Questo ciclo triangolare del commercio amalfitano arricchì enormemente gli abitanti della repubblica marinara a tal punto che potenze nemiche progettarono di conquistarla.
Così Amalfi perse definitivamente la sua indipendenza nel 1131, quando entrò a far perte del regno normanno di Sicilia. Ma la sua floridezza economica e la potenza marinara non si eclissarono; in realtà Amalfi fu superata nei commerci e nelle attività marinare da nuove emergenti e più consistenti potenze concorrenti, quali Pisa e Genova.
La vera crisi economica di Amalfi medioevale è da ricercare nella ventennale Guerra del Vespro, combattuta tra Angioini ed Aragonesi per il dominio dell’Italia meridionale, a seguito della quale Amalfi e il suo territorio furono bloccati dal mare, più volte invasi, subirono la concorrenza catalana, furono sottoposti a carestie, pestilenze, spopolamento.
Amalfi per tutto il Medioevo ebbe una numerosa e potente flotta. Della storia marinara di Amalfi oggi restano, oltre all’arsenale, il codice marittimo denominato Tabula de Amalpha e la tradizione dell’invenzione della bussola. Tale codice è conservato in una copia cartacea seicentesca presso il Museo civico; esso fu elaborato tra l’XI ed il XIV secolo e i suoi capitoli contengono sorprendenti notizie a riguardo dell’avanzata e progredita società marinara amalfitana. É ormai accertato che furono gli Amalfitani per primi ad inventare la bussola quale strumento di orientamento marinaro magnetico “a secco”, che la diffusero nel Mediterraneo entro la prima metà del XIII secolo.L’attuale centro urbano di Amalfi corrisponde totalmente a quello della città medievale. Ancora oggi il monumento che attira un notevole numero di turisti è senza dubbio il complesso della cattedrale. Esso è formato da due basiliche accostate e un tempo comunicanti. A questa basilica-cattedrale del IX secolo ne fu affiancata un’altra nel 987 per interessamento del Duca di Amalfi Mansone I. Questa nuova cattedrale è anch’essa a tre navate ed è dedicata all’Apostolo Andrea, protettore dell’intera diocesi amalfitana almeno sin dalla prima metà del X secolo. Allo stato attuale la Basilica ospita il Museo
di Arte Sacra del Duomo, tra i cui oggetti esposti assumono particolare rilevanza una mitra angioina con pietre preziose e ventimila perline autentiche, nonché un calice smaltato del XIV secolo.