Le
origini di questo borgo marinaro risalgono forse all'Alto
Medioevo. Durante l'Evo Antico il suo territorio, quasi
completamente disabitato, apparteneva alla giurisdizione
della città etrusca di Marcina, coincidente molto
probabilmente con Vietri sul Mare. L'insediamento marinaro
dovette costituirsi nella seconda metà del IX secolo,
quando si stabilì in quella località una colonia
di Saraceni, cacciati poi verso la fine di quel secolo.
Nel Medioevo la parte orientale del territorio di Cetara
apparteneva al principato longobardo di Salerno, mentre
quella occidentale era inserita nel tenimento del ducato
romanico-bizantino di Amalfi. I cetaresi, come tutti gli
abitanti del ducato di Amalfi, partecipavano alle attività
marittime e commerciali del piccolo Stato costiero. Così,
imbarcati sulle navi della repubblica, i marinai cetaresi
contribuivano al ciclo triangolare del commercio amalfitano,
che aveva quali vertici l'Italia meridionale, l'Africa settentrionale,
l'impero di Bisanzio.
Al tempo della repubblica marinara, inoltre, i migliori
pescatori della Costa risultavano essere proprio i cetaresi,
il cui mare era molto pescoso; nelle acque di Cetara e del
litorale limitrofo si pescavano dentici, cernie, murene.
Altre qualità di pesce catturate con le reti erano
i tonni, i palamidi, gli sgombri. Per la loro pesca si organizzava
la tonnara che consisteva in una parete di reti massicce
di canapa e sparto, sostenute a galla da una gran quantità
di sugheri e fermate nel fondo con mazzere legate a grosse
ancore.
A Cetara fin dai tempi antichi si pratica la pesca delle
acciughe. Queste, nel contesto di un’economia essenzialmente
autarchica, hanno rappresentato per anni l’alimento
di più largo consumo da parte della popolazione.
Oggi, la rarefazione delle alici nel golfo di Salerno ha
imposto agli imprenditori della pesca di Cetara una ulteriore
riconversione, orientandoli verso la pesca del tonno. |