Costiera Amalfitana
 
 
 
Figura 5.6
     
 
Le origini di questo borgo marinaro risalgono forse all'Alto Medioevo. Durante l'Evo Antico il suo territorio, quasi completamente disabitato, apparteneva alla giurisdizione della città etrusca di Marcina, coincidente molto probabilmente con Vietri sul Mare. L'insediamento marinaro dovette costituirsi nella seconda metà del IX secolo, quando si stabilì in quella località una colonia di Saraceni, cacciati poi verso la fine di quel secolo. Nel Medioevo la parte orientale del territorio di Cetara apparteneva al principato longobardo di Salerno, mentre quella occidentale era inserita nel tenimento del ducato romanico-bizantino di Amalfi. I cetaresi, come tutti gli abitanti del ducato di Amalfi, partecipavano alle attività marittime e commerciali del piccolo Stato costiero. Così, imbarcati sulle navi della repubblica, i marinai cetaresi contribuivano al ciclo triangolare del commercio amalfitano, che aveva quali vertici l'Italia meridionale, l'Africa settentrionale, l'impero di Bisanzio.
Al tempo della repubblica marinara, inoltre, i migliori pescatori della Costa risultavano essere proprio i cetaresi, il cui mare era molto pescoso; nelle acque di Cetara e del litorale limitrofo si pescavano dentici, cernie, murene. Altre qualità di pesce catturate con le reti erano i tonni, i palamidi, gli sgombri. Per la loro pesca si organizzava la tonnara che consisteva in una parete di reti massicce di canapa e sparto, sostenute a galla da una gran quantità di sugheri e fermate nel fondo con mazzere legate a grosse ancore.
A Cetara fin dai tempi antichi si pratica la pesca delle acciughe. Queste, nel contesto di un’economia essenzialmente autarchica, hanno rappresentato per anni l’alimento di più largo consumo da parte della popolazione. Oggi, la rarefazione delle alici nel golfo di Salerno ha imposto agli imprenditori della pesca di Cetara una ulteriore riconversione, orientandoli verso la pesca del tonno.